Ripensare la periferia, immaginare e costruire insieme l’evoluzione di essa, collaborare alla riuscita di un progetto è questa la sfida a cui mira il progetto di riqualificazione del Rione Belvedere di Corato, con la collaborazione di Amministrazione, Associazioni, Aziende e cittadinanza. Processo che parte da uno dei luoghi periferici della città, una volta terreno fertile alle porte di Corato, ma dal 1957 divenuta porzione di città emarginata e quartiere economico opolare. Si trasforma il Rione periferico da criticità urbana, portatrice di marginalità e generatrice di conflitti, ad aggregato attivo e riserva di resilienza per una città in evoluzione verso nuove forme di gestione partecipata di problemi, di visioni e di priorità comunali, divenendo un tassello in una visione progettuale “integrata” con la città.
Dallo studio del contesto urbano, è emerso come i problemi endemici delle periferie sono:
– assenza di un piano del traffico
– impossibilità di fruizione dei servizi
– scarsità, frammentarietà e bassa qualità del verde pubblico
La volontà progettuale è stata quella di proporre un progetto sostenibile ampio, da qui la priorità di non demolire le “13 Case Minime” ma di farle rivivere attribuendo loro una nuova funzione. Questo contribuisce al raggiungimento di una sostenibilità non solo dal punto di vista architettonico, ma anche sociale e culturale, in quanto la presenza di poli attrattori incentiva la popolazione a “vivere“ la piazza e a diventare un luogo di aggregazione piuttosto che a renderla uno sterile vuoto urbano.
Dalle problematiche emerse dalle analisi sono scaturite le nostre soluzioni: il recupero fisico e il risanamento ambientale del rione; il miglioramento del sistema viario con l’attivazione della mobilità dolce e di zone di interscambio; la rigenerazione dei tessuti sociali e spaziali, interconnettendo le polarità presenti nell’area, e dei sistemi economici e produttivi già fortemente radicati nella città. Pertanto gli obiettivi fondanti del progetto sono l’adozione del Programma Labsus e l’attivazione di processi partecipativi per cittadinanza consapevole. Tali strategie in concomitanza con gli incentivi per l’economia locale e
sostenibile mirano ad una riconnessione del verde pubblico e privato, attraverso la realizzazione di orti urbani che possono produrre nuovo reddito e ovviare all’inclusione sociale generatasi nel tempo.
Marcati sono gli interventi sull’area: la realizzazione di una pista ciclo-pedonale che connetta le varie polarità, le cui funzioni saranno messe a servizio della cittadinanza; l’abbattimento dei muri di cinta degli edifici pubblici che migliorerebbe la fruizione degli spazi verdi, andando ad aumentare la qualità della vita dei residenti della zona.
La logica della condivisione coinvolge gli abitanti del rione nella gestione degli orti urbani dando vita ad un mercato sostenibile e ad un urban kitchen di trasformazione delle materie prime; producendo così nuovi posti di lavoro. La vicinanza dell’area di interesse a scuole ha portato alla rifunzionalizzazione di uno dei volumi esistenti come contenitore culturale, mentre, tramite l’adozione del programma di partecipazione alla cura dei beni comuni di Labsus, alle associazioni presenti nella città sono stati destinati altri quattro edifici; sarà compito dell’Amministrazione selezionare i progetti più interessanti proposti, che sposino l’ideologia della resilienza, riciclo e riattivazione dei capitali urbani. Vista la valenza sportiva della zona ne consegue che gli ultimi due edifici saranno destinati a ciclostazione e a “casa degli atleti”.
Questa strategia porterebbe alla riattivazione del rione rendendolo uno spazio urbano vissuto nelle diverse ore del giorno. Tale piano di intervento potrebbe essere riproposto, con altre tematiche e lasciando spazio all’azione partecipata del processo decisionale, in un’altra area della città, raggiungendo step-by-step obiettivi tipici delle Smart-cities che assicurerebbero una migliore qualità della vita.
Il disegno architettonico si genera dal processo di miglioramento dell’area, che sposa temi di architettura a km zero, grazie all’utilizzo di materiali del luogo e di risparmio economico, con la ristrutturazione energetica delle case. Il concept è improntato sulle forme quadrate
suggerite dalle costruzioni esistenti che hanno caratterizzato il viale. I “quadratum” si intersecano nello spazio delineando percorsi, aiuole, sedute e trama della pavimentazione, tale tematica si ripropone anche in altezza nello sviluppo della struttura metallica che va a definire una nuova piazza sospesa.
Rethinking the periphery, imagining and building its evolution together, and collaborating on the success of a project: this is the challenge addressed by the redevelopment of the Belvedere District in Corato, carried out in collaboration with the Municipality, associations, companies, and citizens. The process begins from one of the city’s peripheral areas, once fertile land at the gates of Corato, which since 1957 has become a marginalized urban neighborhood and a lower-income district. The project transforms the periphery from an urban criticality—source of marginality and conflict—into an active urban aggregation and a resilience hub for a city evolving towards new forms of participatory management of issues, visions, and municipal priorities, becoming a key piece of an “integrated” urban strategy. The analysis of the urban context highlighted typical peripheral problems: - Lack of a traffic management plan - Limited access to services - Scarce, fragmented, and low-quality public green spaces The design approach proposed a broad, sustainable project. Hence, the priority was not to demolish the “13 Case Minime” but to revitalize them with new functions. This contributes to sustainability not only from an architectural perspective but also socially and culturally, as the creation of attractive hubs encourages the population to “live” the square, transforming it into a place of gathering rather than leaving it a sterile urban void. From the issues identified in the analysis, the following solutions emerged: physical recovery and environmental remediation of the district; improvement of the road system with promotion of soft mobility and interchange zones; regeneration of social and spatial fabrics, interconnecting the existing urban nodes; and strengthening of economic and productive systems already deeply rooted in the city. The project’s foundational objectives include adoption of the Labsus Program and activation of participatory processes to promote civic awareness. These strategies, together with incentives for local and sustainable economies, aim to reconnect public and private green spaces through the creation of urban gardens capable of generating income and addressing social inclusion issues accumulated over time. Key interventions in the area include: the creation of a cycle-pedestrian path connecting the various urban poles, whose functions will serve the community; and the removal of perimeter walls around public buildings to improve accessibility to green areas and enhance residents’ quality of life. The shared management approach involves neighborhood residents in the care of urban gardens, giving rise to sustainable markets and an urban kitchen for processing raw materials, thereby generating new jobs. Proximity to schools led to the repurposing of one existing building as a cultural center, while, through Labsus’ participatory program for the care of common goods, four buildings were assigned to local associations; the Municipality will select the most interesting proposals aligned with the principles of resilience, recycling, and urban capital activation. Given the sporting nature of the area, the last two buildings will be used as a bike station and “athletes’ house.” This strategy aims to reactivate the district, making it a vibrant urban space throughout the day. The intervention model could be applied to other city areas, incorporating participatory decision-making and step-by-step achieving the objectives typical of smart cities, thereby ensuring improved quality of life. The architectural design arises from the process of area improvement, integrating zero-kilometer architecture principles through the use of local materials and cost-effective strategies alongside energy-efficient renovations of the houses. The concept is based on the square forms suggested by the existing buildings along the avenue. The “quadratum” modules intersect in space, defining paths, planters, seating, and pavement patterns; this geometric theme extends vertically through a metal structure that shapes a new suspended square.